Le quattro fasi della vita secondo Mark Manson

La vita è bastarda, poi ad un certo punto muori. Mentre guardavo il mio ombelico, ho pensato di suddivedere questa bastardaggine in 4 fasi, che voglio descrivere in questo articolo.

Fase Uno: l’imitazione degli altri

Nasciamo bisognosi ad un livello assoluto. Non sappiamo camminare, nè parlare, nè nutrirci e nemmeno ripagare la nostra parte di debito pubblico.

Da bambini, il nostro apprendimento avviene osservando e imitando ciò che fanno gli altri. Poi sviluppiamo capacità sociali osservando ed imitando i nostri compagni. Poi, finalmente, quando l’infanzia ormai volge al termine, impariamo ad adattarci alla nostra cultura osservando le regole e le norme che ci circondano e cercando di comportarci in un maniera che la società consideri generalmente accettabile.

L’obiettivo della prima fase è arrivare a capire come rapportarci con la società in modo da diventare degli adulti autonomi ed autosufficienti. Si suppone che gli altri adulti che fanno parte della nostra comunità ci aiutino a raggiungere questo status sostenendo la nostra abilità di prendere decisioni e passare all’azione da soli.

Purtroppo alcuni membri adulti della comunità che ci circonda sono dei cretini 1. Ci puniscono per la nostra indipendenza e non supportano le nostre decisioni, e così non sviluppiamo l’autonomia. Rimaniamo bloccati alla prima fase, continuando ad imitare chi ci circonda, continuando a cercare di compiacere tutti per non essere giudicati 2.

In un individuo “normale” e in salute, la prima fase termina tra la tarda adolescenza e i primi anni dell’età adulta 3. Per altri, può terminare più tardi, una stretta minoranza si sveglia a 45 anni e solo a quel punto si rende di non aver mai vissuto per sè, domandandosi come è stato possibile aver lasciato passare tutto quel tempo.

Ecco in cosa consiste la fase dell’imitazione: una costante ricerca di approvazione e conferme e una completa assenza di libero pensiero e valori personali.

Non è sbagliato essere consapevoli degli standard e delle aspettative di chi ci circonda. Ma dobbiamo anche diventare abbastanza forti per poter agire in direzione contraria a questi standard e aspettative se lo riteniamo opportuno. Dobbiamo sviluppare l’abilità di agire da soli per noi stessi.

Fase Due: la scoperta di sè

Nella prima fase, impariamo a conformarci con le persone e la cultura che ci circonda. La seconda fase consiste nel capire cosa ci rende diversi rispetto alle persone e alla cultura che ci circonda. La seconda fase comporta delle decisioni che dobbiamo prendere per noi stessi, per metterci alla prova e capire perché siamo unici.

Questa fase è caratterizzata da numerosi tentativi ed esperimenti, tra cui possiamo comprendere:

  • vivere in posti diversi
  • conoscere persone nuove
  • assumere sostanze sconosciute
  • giocare col sesso

La mia “fase due” l’ho vissuta mollando tutto e visitando una cinquantina di nazioni. Invece per esempio mio fratello si è buttato a capofitto nel sistema politico a Washington. Ognuno vive questa fase in una maniera diversa perché appunto ognuno di noi rispetto agli altri ha delle sottili differenze.

La seconda fase è un processo di scoperta di sè: proviamo delle cose. A volte funzionano, altre no. L’obiettivo è concentrarci su ciò che che ci fa stare bene e andare avanti.

 

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La seconda fase termine quando iniziamo a scontrarci con i nostri limiti. Questo per qualcuno è un problema. Ma a dispetto di ciò che può dire una Barbara d’Urso o un Massimo Giletti, scoprire i nostri limiti è una cosa buona e salutare.

In alcuni campi tu non sfonderai, non importa quanto tu insisterai. Ed è giusto che tu sappia in quali. Io non sono geneticamente predisposto per eccellere in una qualsiasi disciplina atletica; è stato difficile per me accettarlo, ma l’ho fatto. Quando mangio sembro un bambino che fa cadere tutto l’omogeneizzato per terra, e anche di questo me ne sono dovuto rendere conto. Dobbiamo capire in cosa facciamo proprio pena, e prima lo facciamo nella vita, meglio è.

Ecco, ci sono delle cose che proprio non ci vengono bene. Altre invece vanno bene solo per un periodo, poi pian piano si inizia a non avere più il ritorno desiderato. Un esempio è viaggiare il mondo. Un altro è andare a letto con un sacco di gente. Ne ho anche un terzo: bere il martedì sera; ce ne sono tanti altri, fidati.

I tuoi limiti sono importanti perché poi capisci che anche il tuo tempo su questo pianeta è limitato, e forse ti conviene impiegarlo  su cose che contano davvero. Questo significa capire che il solo fatto che tu possa fare qualcosa non significa che tu la debba fare. Significa anche capire che il fatto che certe persone ti piacciano non comporta il dover stare con loro. Significa infine valutare il rapporto costi/benefici di qualsiasi cosa perché non si può avere tutto.

Ci sono persone che non riescono a vedere i propri limiti, o perché rifiutano di ammettere i propri fallimenti, o perché vogliono illudersi del fatto di non averne di limiti. Queste sono le persone che rimangono bloccate in questa seconda fase.

Esistono “imprenditori in serie” di 38 anni che continuano a vivere con la mamma, non avendo mai ricavato un soldo da 15 anni di tentativi. Poi ci sono “aspiranti attori” che fanno i camerieri senza aver sostenuto un provino negli ultimi due anni. Ci sono persone che non riescono ad impegnarsi in una relazione a lungo termine perché sono rosi dal pensiero di incontrare poi una persona migliore dietro l’angolo. Queste sono le persone che vivono i propri fallimenti come “rilascio” di negatività nell’universo o come “epurazione” di un bagaglio della propria vita.

Ad un certo punto dobbiamo ammettere ciò che è ineluttabile: la vita è breve e i nostri sogni non potranno tutti realizzarsi, così dobbiamo fare una cernita accurata di quelli che ci conviene portare avanti e impegnarsi a fondo solo su quelli.

Ma le persone bloccate nella fase due trascorrono il proprio tempo convincendosi del contrario, cioè che che non hanno limiti e possono riuscire a superare ogni ostacolo. Si convincono che la loro vita è in espansione e in ascesa rispetto al resto del mondo, mentre invece tutti gli altri possono constatare chiaramente che stanno girando a vuoto.

Un individuo mentalmente sano entra in questa fase nell’adolescenza e ne esce intorno ai 30 anni 4. Chi non ne esce viene comunemente classificato come affetto dalla sindrome di Peter Pan: un eterno adolescente sempre alla ricerca di sè stesso che però non trova mai nulla.

Fase tre: l’impegno

Ti sei spinto fuori da tuoi confini. Da una parte hai scoperto le tue limitazioni (sport, cucina), dall’altra ti sei reso conto che certe attività non ti gratificano più (feste, videogiochi, masturbazione). Così tutto ciò che ti rimane è:

  1. Ciò che è veramente importante
  2. Ciò in un cui non sei una schiappa

E’ il momento in cui puoi lasciare un segno nel mondo.

La fase tre rappresenta il consolidamento della propria vita. Via tutti quelli che ti esauriscono e ti bloccano. Via tutte le attività e gli hobby che sono una perdita di tempo. Via tutti i vecchi sogni che non si avvereranno nel breve termine.

Piuttosto, massimo impegno in ciò che ti viene meglio e che è meglio per te.  Massimo impegno nelle relazioni più importanti della tua vita. Massimo impegno nella tua missione di vita, che sia risolvere la crisi energetica mondiale, o essere un maledetto artista del digitale, o un professore di neurologia, o allevare un branco di mocciosi. Nella fase tre tu riesci a fare qualcosa, non importa cosa.

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La fase tre consiste nel massimizzare il tuo proprio potenziale in questa vita. Cosa lascerai dietro di te quando te ne andrai? Per cosa sarai ricordato dagli altri? Potrebbe essere una ricerca rivoluzionaria, un prodotto eccezionale o una famiglia meravigliosa: il senso di tutto nel lasciare il mondo in una maniera diversa da come l’hai trovato.

La fase tre termina con una combinazione di due fattori:

  1. Senti di non avere più le capacità di portare a termine qualcosa
  2. Sei vecchio, stanco e preferisci andare al bar e giocare a carte.

Negli individui “normali” la fase tre inizia verso la trentina e termina all’età del pensionamento.

Spesso chi non riesce a superare questa fase è vittima della propria ambizione e della ricerca di qualcosa di meglio.

L’incapacità di rinunciare al potere e all’influenza sugli altri fa da contraltare al naturale effetto calmante del tempo e spesso questi individui continuano a lasciarsi guidare dalle proprie brame anche nella terza età 5.

Fase quattro: l’eredità

Le persone che arrivano alla quarta fase possono anche aver trascorso mezzo secolo applicandosi in ciò che ritenevano significativo e importante. Magari hanno fatto cose importanti, lavorando duramente, guadagnando ciò che hanno, magari hanno formato una famiglia oppure avviato una o due rivoluzioni politiche o culturali. Hanno raggiunto l’età in cui le loro energie e le circostanze non permettono più loro di inseguire i propri scopi.

L’obiettivo di questa fase non è più tanto creare un’eredità quanto assicurarsi che questa eredità sopravviva alla propria morte.

A volte questo si riduce semplicemente nel supportare e consigliare i propri figli ormai cresciuti, e lasciando che loro facciano le nostre veci. Oppure si potrebbe rinunciare a dei progetti personali per seguire un’apprendista. C’è anche il caso in cui aumenta l’impegno politico per mantenere dei valori che la società non vuole più riconoscere.

Portrait on Black Of Old woman Praying
Portrait on Black Of Old woman Praying

 

La fase quattro è importante a livello psicologico perché rende più accettabile una sempre più crescente consapevolezza di non essere immortali. Come esseri umani abbiamo un profondo bisogno di sentire che le nostre vite hanno un senso. Questo significa che cerchiamo costantemente una vera difesa psicologica contro l’incomprensibilità di questa vita e l’inevitabilità della propria morte 6. Abbandonare questa difesa, vederla sparire, iniziare a percepire che il mondo ormai ti ha lasciato indietro: questo è guardare il senso dell’oblio in faccia e lasciarsi consumare in maniera volontaria.

Morale della favola?

Maturare attraverso queste fasi della vita ci dà grande controllo sulla nostra felicità e sul nostro benessere 7.

Nella fase uno, una persona dipende completamente dalle azioni e dall’approvazione degli altri per essere felice: una pessima strategia perché le persone sono imprevedibili e inaffidabili.

Nella fase due, uno inizia a contare sulle proprie forze, ma comunque rimane una componente esterna: ottenere soldi, riconoscimenti, vittorie, conquiste… Sono elementi che possono essere controllati meglio rispetto agli individui, ma sono comunque imprevedibili nel lungo termine.

La fase tre prevede l’affidarsi ad un manipolo di relazioni e di impegni che si sono dimostrati solidi ed importanti nel corso della fase due. Abbiamo raggiunto il massimo. Finalmente, la fase quattro ci richiede di rimanere stretti a ciò che abbiamo conseguito, il più a lungo possibile.

Passando da una fase all’altra, la felicità dipende sempre più da dei valori personali e controllabili, e sempre meno da fattori esterni appartenenti ad un mondo in continua mutazione.

Conflitti tra fasi

Le fasi non si sostituiscono l’una all’altra, sono trascendenti. Le persone che si trovano nella fase due continuano ad essere interessate all’approvazione sociale, semplicemente però hanno trovato qualcosa di più importante. Le persone della fase 3 hanno ancora interesse a mettersi alla prova, anche se però sono più concentrate sui propri impegni.

Ogni fase rappresenta un cambiamento delle proprie priorità. E’ per questo motivo che ogni transizione spesso comporta un cambiamento delle proprie amicizie e relazioni. Se tu e i tuoi amici siete nella fase due e improvvisamente tu inizi a prendere sul serio qualcosa passando alla fase tre, ci sarà una disconnessione tra i tuoi valori e quelli dei tuoi amici della fase tre, disconnessione che metterà a dura prova la vostra amicizia.

Più in generale, le persone proiettano la propria fase sulle persone che sono attorno loro. Le persone della fase uno giudicano gli altri in base alla capacità di essere di ricevere l’approvazione degli altri. Le persone della fase due giudicano gli altri in base alla capacità di superare i propri confini e provare cose nuove. Le persone della fase tre giudicano gli altri in base alla dedizione e ai risultati. Le persone della fase quattro giudicano gli altri in base a ciò che sostengono e in base allo scopo della loro vita.

Il valore del trauma

La crescita personale spesso viene dipinta come una progressione rosea dall’essere fessi a essere saggi, con tanta gioia, danze in campi di margherite e baci e abbracci con duemila persone in uno di quei seminari che costano tantissimo.

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Invece la verità è che la transizione tra le fasi della vita di solito scaturisce da un trauma o da un evento estremamente negativo, come può essere lo scampare alla morte, un divorzio, la fine di un’amicizia o la morte di  una persona cara.

Un trauma ci costringe a fare un passo indietro e a rivalutare le nostre motivazioni e decisioni più profonde. Ci permette di riflettere se le nostre strategie per raggiungere la felicità siano veramente efficaci.

Cosa ci blocca

E’ sempre lo stesso elemento a bloccarci, ad ogni fase: il senso di inadeguatezza.

Quelli che rimangono bloccati alla fase uno credono di avere dei difetti che gli altri non hanno, e così concentrano tutti gli sforzi nel conformarsi a ciò che quelli intorno a loro vogliono vedere. Ma a dispetto di tutti gli sforzi, non riescono ad essere soddisfatti.

Quelli che rimangono bloccati nella fase due vogliono sempre fare qualcosa di più: più bello, più nuovo, più emozionante. Migliorare sempre. Ma a dispetto tutti gli sforzi, non riescono ad essere soddisfatti.

Quelli che rimangono bloccati alla fase tre sentono di non avere ancora influenzato significativamente il mondo, relativamente all’area specifica in cui si sono applicati. Ma a dispetto tutti gli sforzi, non riescono ad essere soddisfatti 8.

Si potrebbe affermare che le persone della fase quattro rimangono bloccate perché credono che la loro eredità non durerà o non produrrà un impatto significativo sulle generazioni future. Si aggrappano a tutto questo, lo tengono stretto e cercano di portarlo avanti fino all’ultimo respiro. Ma a dispetto tutti gli sforzi, non riescono ad essere soddisfatti.

La soluzione ad ogni fase in realtà va cercata all’indietro. Per superare la fase uno, devi accettare che non potrai accontentare tutti, e per questo devi iniziare a decidere in autonomia.

Per superare la fase due, devi accettare che non potrai portare a termine tutto ciò che immagini e desideri, pertanto devi lasciar perdere ciò che non conta e concentrarti sul resto.

Per superare la fase tre, devi accettare che il tempo e le energie non durano per sempre, pertanto devi iniziare a spalleggiare le persone che prenderanno in mano i progetti che tu hai iniziato.

Per superare la fase quattro, devi accettare che il cambiamento è inevitabile, e che l’influenza di una persona, per quanto possa essere grande, potente e signicativa, si dissolverà comunque.

Così va la vita.

[Ciò che avete letto è una mia traduzione libera di un articolo di Mark Manson, “The four stages of life“, tradotto e pubblicato con il permesso dell’autore. I grassetti ad esempio sono miei.]

 




  1. Questo succede quando rimangono bloccati alla fase uno
  2. Alcune persone rimangono bloccate in queste fase, riconoscendo di non poter mai essere adeguati. Così soccombono alla ricerca di distrazioni, alla depressione o alle dipendenze
  3. “normale” tra virgolette, perché alla fine cosa vuol dire essere normali?
  4. le fasi possono sovrapporsi, il cambiamento non è immediato ma graduale e spesso coinvolge uno stress emotivo e un cambiamento nello stile di vita
  5. Questo è il caso di rari individui che sono abbastanza talentuosi e capaci per mantenere il proprio grado di influenza e la propria levatura anche oltre gli 80 anni. La fase tre non termina fino a quando il desiderio di pace e tranquillità non supera la propria capacità di produrre un cambiamento nel mondo. Alcune persone muiono di vecchiaia senza lasciare la fase tre
  6. cfr. The Denial of Death di Ernest Becker
  7. secondo le ricerche, le persone diventano più felici e più soddisfatte con il passare del tempo
  8. Da un certo punto di vista, le persone bloccate nella fase due sentono sempre il bisogno di fare esperienza, mentre quelle della fase tre sentono sempre il bisogno di andare in profondità

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