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Forse ho imparato ad acquistare prodotti informatici

Every once in a while I take pictures when Sarah is shopping for obscure hardware in a computer warehouse store, wearing a tank top that shows off her super-heroes tattoos, and talking to me about our recent trip to Comic-Con….Tutti noi abbiamo avuto un amico “tecnologico” che ci ha guidato nei nostri primi acquisti presso le grandi catene di distribuzione dove non è sempre possibile avere a disposizione un commesso preparato che abbiano a cuore esigenze che neanche noi conosciamo fino in fondo. Processori e RAM cambiano continuamente, e spesso i parametri per confrontarli cambiano col tempo, oppure si finisce per non riuscire a dare la giusta importanza alle giuste caratteristiche. Ci sono alcuni principi però che non cambiano, sia per quello che riguarda l’informatica che lo shopping in generale. Eccone alcuni, tratti da The Simple Dollar: 15 shoppig rules of thumbs, articolo a sua volta ispirato da The Technium: Tech Shopping Rules of Thumb, e spero di trovarne anche altri nei commenti.

  1. Spendi per la RAM, non per il processore. A meno che uno non passi tutta la giornata a comprimere file o codificare video, la RAM a differenza del processore viene continuamente sfruttata.
  2. Spendi per i componenti, non per i cavi. Questo mi fa venire in mente un’azienda che aveva in magazzino decine di cavi aereodinamici per floppy drive. A parte il discorso sull’obsolescenza del supporto, ero e rimango convinto che sostituire un cavo piatto con un tondo possa al limite tenere le temperature più basse di un grado.
  3. Spendi per l’hardware, non per il software. Vabbè, facciamo finta di vivere nel mondo di Pollyanna, dove nessuno cracka un programma: ci sono comunque tante alternative libere in giro.
  4. Spendi per la velocità, non per le dimensioni. Non ti illudere: anche i terabyte sono fatti di megabyte. Se non hai un minimo di criterio, finirai per riempire anche l’hard disk della NASA. Quindi, investi piuttosto su un hard disk veloce, se proprio vuoi esagerare compralo a stato solido, e impara a eliminare i file che non ti servono veramente.

Un discorso a parte lo meritano i falsi miti, come quello dei gigahertz per i processori e dei megapixel per le macchine fotografiche digitali, miti che hanno creato stupide competizioni tra amici. Al tempo pochi sapevano che carenze in altre caratteristiche come la cache e la dimensione del sensore annullavano di fatto quella differenza numerica immediatamente misurabile. Per fare un esempio con un settore diverso, è meglio comprare una macchina affidabile piuttosto che una che consuma poco, altrimenti la differenza che risparmiamo col carburante sarà solo un acconto per il nostro meccanico. Tuttavia, mentre il consumo è facilmente ricavabile anche da un test fatto in proprio, per l’affidabilità occorre per forza informarsi con amici e con i giornali del settore.

Personalmente i miei due ultimi acquisti sono stati l’LG Optimus One e il MacBook 13″. Sono state due spese importanti per i quali ho dovuto rivedere i miei principi (la flessibilità è un pregio).

Ho nutrito molta diffidenza per gli smartphone, per una serie di motivi. Innanzitutto per telefonare e mandare SMS è vero che basta un telefonino da 30 euro, il quale fra l’altro ha una batteria che dura molto, molto di più. Per fare le foto, è vero che c’è già la macchina fotografica digitale. Tuttavia è sorta in me l’esigenza di avere un telefonino che mi potesse sempre tenere connesso ad Internet grazie al tethering. Così mi sono lasciato conquistare da Android, e ho scoperto la tranquillità di poter controllare comodamente l’email appena sveglio oppure nel tempo libero, giusto per sapere che non ci sono urgenze da risolvere. Oppure per scorrere Google Reader mentre sono in fila ad aspettare da qualche parte, uno strumento che reputo fondamentale per un qualsiasi web designer / developer che si rispetti, e non andare ad intaccare il tempo da dedicare al lavoro vero e proprio. E poi FourSquare è un vero e proprio spasso, anche se sono rimasto deluso da Angry Birds…

Poi è sorta una nuova collaborazione, in un ambiente dove TUTTI hanno il Mac, in un ufficio senza cavi di rete. Ed io, con il mio povero Sony Vaio vecchio di 4 anni e il suo wireless che si surriscalda, con il mio Ubuntu Linux che non riusciva a collegarsi ad una VPN necessaria per lavorare, ho deciso di gettare la spugna. Non mi ritengo un hacker, ma ho combattuto e vinto tante battaglie per riuscire a fare su Linux qualcosa che non fosse immediato. Però se il 40% dei miei clienti o collaboratori usa il Mac, è naturale che io abbia qualche curiosità. La strada dell’hackintosh presenta tante incertezze, e volevo un MacBook anche per questioni di immagine professionale: sono oggetti belli, mi ricordo pure di un professore universitario che usava Debian (arrivando pure a gestire pacchetti) su un meraviglioso PowerPC bianco. Quindi ho fatto un sacrificio, del quale non mi sono pentito nemmeno per un momento, neppure quando non riuscivo ad installare il tanto agognato VPN Tracker 6, e qui gli anni di smanettamento vissuti tra Amiga, Windows e Linux sono stati preziosi: guardando un log mi sono accorto che il programma andava a cercare una cartella (/Library/LaunchDaemons), e non trovandola non poteva installare il suo back-end.

Insomma, per un Linux che viene (Android) ce n’è uno che per il momento viene messo da parte, il Linux sul desktop. Mi dispiace se con questo deludo qualcuno, non voglio dire che la passione si è esaurita, anzi, non vedo l’ora di testare anche altre distribuzioni visto che ho un computer decente in grado di virtualizzare con disinvoltura. Con Mac OS X sto sperimentando un modo di lavorare efficiente: aprire il computer significa iniziare a lavorare, non devo preoccuparmi di come far funzionare qualcosa e di dover impiegare per questo del tempo non retribuito.

Insomma, ho fatto due investimenti che hanno eliminato lo stress collaterale del mio lavoro, ed io credo che la serenità sia il bene più prezioso, o perlomeno il bene che più cercavo in questo momento della mia carriera. Poi quando sarò soddisfatto da quel punto di vista, tornerà sicuramente in me l’esigenza di fare qualcosa “just for fun“. E il “fun” sul computer è Linux.

 




7 thoughts on “Forse ho imparato ad acquistare prodotti informatici”

  1. Ciao Giovanni,
    mi permette di dissentire sul primo punto: investi sulla ram piuttosto che sul processore. Per me è il contrario…la ram fai sempre in tempo ad espanderla, il processore invece no! Quindi meglio comprare da subito un buon processore 😉

    1. Sì, in effetti cambiare il processore è un’operazione un tantino più complicata, ma di solito non si rende mai necessario e l’utente medio neanche se ne rendo conto della differenza. Invece per quello che riguarda la RAM, non è detta che a distanza di un paio di anni sia facile reperire lo stesso modello della stessa marca di cui si è in possesso, e montando da subito un banco in più i vantaggi si percepiscono.

  2. E’ proprio vero che noi informatici siamo sempre richiesti quando c’è da dare consigli per un acquisto nuovo.
    Io penso che, per quanto riguarda la configurazione, dipende dall’ uso che si fara del pc, anche se un buon 90% lo usa solo per applicazioni base, internet, musica e poco più.
    Processore e ram sono la base.

  3. Un altro aspetto da valutare è lo schermo.
    Molti portatili anche di fascia media! hanno risoluzione 1366 *768 che non penso possa definirsi adeguata adesso che siamo praticamente nel 2013…
    Anche solo i telefoni da pochi pollici raggiungono quelle risoluzioni, per un portatile è troppo poco.
    Pensiamo che 768 era l’altezza tipica (1024*768) di un monitor di 13 14 anni fa…

  4. Diciamo che se uno col computer non ha interesse a giocare con le uscite recenti e non deve fare rendering 3D può tranquillamente accontentarsi di una scheda grafica integrata della Intel, tanto per fare un esempio.

    Mentre invece per la risoluzione monitor c’è stata una crescita in orizzontale con il passaggio ai 16:9, per il verticale se la sono presa comoda però una buona risoluzione è tutta un’altra esperienza, me ne accorgo sull’iPad con display retina di mia moglie

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