Ma perché le cose si devono sempre complicare?

Decido di farmi un caffè.
In teoria niente di più semplice: inserire una capsula nella macchinetta, mettere un bicchiere sotto e premere un pulsante.
Invece scopro che il contenitore delle capsule è pieno e lo devo svuotare.
Sto per svuotare il contenitore delle capsule nella spazzatura ma mi accorgo che la spazzatura è piena.
Così cambio il sacchetto e nel farlo sporco per terra. Pulisco e svuoto il contenitore delle cialde, e nel farlo sporco di nuovo per terra.

Insomma, come potete vedere la soluzione di un problema può creare una altro problema. Un’altra possibile interpretazione è che il problema rimane sempre ma si sposta. Questo può accadere quando si prepara un caffè, quando si realizza un sito Internet, quando si progetta una macchina, insomma quando è coinvolta una tecnologia.

Una delle frasi che mi sono ritrovato a pronunciare più spesso negli ultimi tempi è proprio quella che dà il titolo a questo post: “Ma perché le cose si devono sempre complicare?” La verità è che siamo noi che tendiamo a sottostimare, forse perché tendiamo a ricordare solo il fatto che in passato abbiamo risolto dei problemi, dimenticando le difficoltà incontrate lungo il percorso.

Di fronte alle difficoltà incontrate con una tecnologia, uno potrebbe essere anche tentato di dare la colpa al creatore di quella tecnologia. Mio padre diceva (però in dialetto) “Ti venisse un accidente, a te e a chi ti ha fatto“. Ma a sua volta probabilmente il creatore della tecnologia ha dovuto fare i conti con altre problematiche. Inizia così uno scaricabarile illustrata a meraviglia da questa vignetta:

234In pratica l’utente dà la colpa al programmatore che dà la colpa allo scrittore del linguaggio che dà la colpa all’ingegnere elettronico che dà la colpa al fisico che dà la colpa… alla gravità! 😀

Tempo fa avevo tradotto un articolo intitolato “I 10 tipi di programmatore che si possono incontrare“, e al numero 6 della lista troviamo il “teorico”:

Il Teorico inoltre si distrae facilmente. Un compito di un’ora può diventare un’impresa di tre mesi, perché magari decide che gli strumenti che ha a disposizione non sono adatti, e quindi prima di tutto si mette a progettarne di nuovi, per costruire con essi nuove librerie per poter poi mettere in piedi un intero sistema nuovo che raggiunge i suoi standard elevati. Il Teorico può essere trasformato in uno dei programmatori migliori, a patto di restringere il suo raggio d’azione all’interno del progetto e incoraggiandolo a smettere di trascorrere il tempo a lavorare sull’algoritmo di ordinamento definitivo.

Pensate che ciò non possa accadere? Beh, Linus Torvalds si è scritto un kernel per essere sicuro di tirare fuori il massimo dal suo nuovo PC. Poi non riuscendo a gestire bene le varie versioni di questo kernel, ha inventato un sistema di revisione del codice (git). Ora si sta lamentando del compilatore gcc

Ma perché vi sto dicendo tutto ciò? Per farvi capire che i programmatori sono delle povere bestie che vanno lasciate in pace. Hanno già i loro problemi da risolvere, e mettersi per esempio a stressarli ulteriormente chiedendogli per esempio di affrettare la consegna potrebbe tirare fuori da loro veramente tutta la cattiveria accumulata.





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