Dove c’è satira, c’è oppressione

Oggi è successo che 12 persone sono morte per via di un’interpretazione rigorosa dei dettami del proprio credo religioso.

Qual è il senso di una morte perpetrata dalle mani di chi impone la propria interpretazione del senso della vita?

Credo che qualsiasi cosa io possa dire in quest’occasione rischia di essere sbagliata, o quantomeno male interpretata, per via di bias cognitivi presenti in chi scrive e in chi legge. In parole povere, mi giudicherete male perché cercherete di ricondurre il mio pensiero alle vostre personali convinzioni sulle mie personali convinzioni.

Tuttavia non si può tacere di fronte alla strage avvenuta presso la redazione di Charlie Hebdo, perché altrimenti si diventa complici degli assassini. E tutti noi vogliamo che tali eventi non si verifichino mai più. O che almeno non siano accaduti invano.

Fondamentalmente il problema risiede nella libertà di pensiero e di parola.  Sarò banale, ma dobbiamo riconsiderare le parole di Martin Luther King:

La mia libertà finisce dove comincia la vostra.

Non so come voi interpretiate questa frase, ma a me salta subito all’occhio una cosa: la libertà in senso assoluto non esiste. Esistono cose che non si possono fare:

  • Non siamo liberi di diffamare.
  • Non siamo liberi di calunniare.
  • Non siamo liberi di oltraggiare.

Se una cosa dà fastidio ad un altro essere umano, in linea di massima non va fatta. Ci sono bellissimi film che però non posso godermi assieme a mio figlio che ha 5 anni e mezzo perché lo turberebbero. E non posso fargliene una colpa. Devo avere pazienza ed aspettare che cresca.

Esistono adulti che purtroppo non riescono a raggiungere la maturità necessaria per apprezzare certe forme di intrattenimento. Per certi aspetti sono dei bambini. E quindi questo dovrebbe spingerci al rispetto.

A rendere il tutto complicato, c’è il fatto che questi “bambini” dispongano di fucili AK-47, meglio noti come kalashnikov, e che non vedano l’ora di usarli contro chi prende in giro le loro credenze. A questo punto conviene cercare di disarmarli, perché uno potrebbe offederli anche inavvertitamente. Di sicuro continuare a fare satira diventa un suicidio.

La satira infatti ha sempre accompagnato le armi della rivoluzione. Se viene lasciata sola, perde il senso. Se io sento l’esigenza di fare satira, è perché in un qualche modo avverto un senso di oppressione. Ed ecco che fra tutte le posizioni, ce n’è una che non accetto: quella che allo stesso tempo giustifica la satira negando il fatto che alcune religioni vogliano rimuovere ogni nostra libertà.

Stephan Charbonnier ha scelto di morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio. Credeva di poter cambiare il mondo disegnando una vignetta un milione di volte? E’ morto da folle o da eroe? Non esiste una via di mezzo in questo caso. Restare impassibili significa schierarsi dalla parte degli aggressori.

frustrationImage credits




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