Quella volta che venne inventato un nuovo modo di giocare a calcio

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“Johan Cruijff (1974)” di Rob Mieremet / Anefo – Nationaal Archief. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Negli anni ’70 i ruoli del calcio erano estremamente rigidi. Il terzino doveva fare il terzino, rimanendo appiccicato all’attaccante avversario per tutta la gara. L’attaccante del resto quando la sua squadra era in fase di non possesso poteva tranquillamente camminare. La nazionale olandese tuttavia nel mondiale del 1974 mostrò qualcosa di completamente diverso: i difensori attaccavano, gli attaccanti difendevano, e tutti, squadra avversaria compresa, guardavano a bocca aperta. In realtà quello che sembrava un caos era governato comunque da un principio molto semplice.

Tutto nasce dall’ecletticità di un giocatore straordinario, Johan Cruijff, che viene lasciato libero dall’allenatore di scegliere la zona del campo in cui incidere. Però il buco lasciato da Cruijff deve essere tappato da un altro, il quale a sua volta lascerà un altro buco e così via: tutti i giocatori alla fine della partita finivano per aver distribuito il loro tempo in maniera equa su tutta la superficie del campo. Anche il portiere veniva coinvolto in questo meccanismo, e infatti l’allenatore dell’Olanda di quegli anni, Rinus Michels, andò a scegliersi il suo “calciatore che poteva usare anche le mani” tra i dilettanti. Sto parlando di Jan Jongbloed, che addirittura giocò il mondiale del 1974 con il numero 8, proprio perché i numeri di maglia vennero assegnati in base ad un puro ordine alfabetico. Tutti tranne quello di Cruijff, ovviamente: un usanza che venne adottata anche dall’Argentina.

Tuttavia nonostante queste brillanti permesse, l’Olanda perderà entrambe le finali tra il il 1974 e il 1978. Nella prima occasione, la Germania riuscì a fermare Cruijff e a disinnescare quindi il meccanismo. Nel successivo mondiale argentino, la nazionale dei Paesi Bassi era priva del suo talento per questioni politiche; il mondiale venne organizzato dalla dittatura militare e alla fine vinsero i padroni di casa. Nel frattempo tutte le altre squadre finiranno per adottare i principi del calcio totale: la zona, il pressing e la tattica del fuorigioco. Tali principi si dimostrarono comunque vincenti a livello di club già nell’Ajax degli anni ’70, e vennero portati all’estremo dal Milan di Sacchi. Per vedere un’altra innovazione nel calcio bisognerà aspettare gli anni 2000, in cui il Barcellona e la nazionale spagnola insegneranno al mondo il tiki-taka: tecnica sopraffina, rete fittissima di passaggi rasoterra ed attaccanti che praticamente entrano in porta con il pallone.

E proprio contro la Spagna nel 2010 l’Olanda ha la possibilità di portare finalmente nella terra dei mulini a vento l’ambito trofeo. Questa volta però il “profeta” non indossa più la maglia arancione, ma quella della Roja, e si chiama Andres Iniesta, ed è proprio lui a piazzare la palla in rete nei tempi supplementari. L’Olanda così rimane ancora una delle perdenti più forti del calcio mondiale.




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