Le opportunità, la fede e il dolore di un bambino che muore annegato sui social

Forse lo sport che ho praticato con più passione e costanza nella vita è la navigazione delle pagine di Wikipedia. Ho passato tante notte insonni a soddisfare certe mie curiosità più o meno morbose (ehi, non pensate troppo male!), ma c’è stata una storia in particolare che mi ha segnato in un modo particolare: l’incidente di Vermicino.

Da bambino sapevo che non mi dovevo avvicinare ai pozzi perché un bambino di nome Alfredino una volta ci cadde dentro. Ma solo una volta diventato padre ho potuto afferrare, seppure in minima parte, l’angoscia che possono aver provato i genitori nel vedere, anzi, nel sentire scivolare via la vita del figlio. Sentire Alfredino gridare “mamma” dal pozzo diede un colpo tremendo alle mie sicurezze in materia di fede. Una morte di un bambino può essere interpretata religiosamente come una salvezza da una vita di sofferenze ancora maggiori, ma rimane sempre da spiegare la sofferenza di chi resta.

Quello che è certo è che quella tragedia ha cambiato per sempre la storia della televisione. Le telecamere accorsero in massa per testimoniare in diretta un salvataggio che sembrava imminente, infilandosi però in un vicolo cieco, perché i telespettatori ormai erano parte integrante della vicenda e pretendevano che la diretta continuasse. Andò in onda la morte: nera, fredda, soffocante, straziante.

Oggi sono i social network che devono fare i conti con il dilemma della tragedia: raccontare per dovere di informazione e sensibilizzazione oppure tacere per rispetto delle vittime, inserite in un frullatore di contenuti assieme ad inviti a giochi e gruppi di dubbio gusto? Io credo che Facebook e i social network ormai vadano presi per un campionamento della realtà che ci circonda. E’ la vita stessa a mettere sul nostro cammino gioie e dolori con una successione praticamente imprevedibile, quindi non posso prendermela per i contenuti proposti dalla mia bacheca.

21 milioni di persone nel 1981 si sono appassionati alla storia di Alfredino per sempre. Oggi i 28 milioni di persone connessi a Facebook si fermano a riflettere per 15 secondi, e poi passano oltre. Ma ogni 15 secondi nel mondo Dio solo sa quanti bambini finiscono vittime dei “giochi” degli adulti, a volte erotici, in questo caso politici. A questo punto verrebbe da sdrammatizzare pensando alla moglie del reverendo Lovejoy che esclama “I bambini! Qualcuno pensi ai bambini!”, ma piuttosto preferisco allegare a questo post un’immagine trovata cercando su Google “il piccolo principe” e chiuderla qui.




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