Elegia di un ex-giovane bisognoso di una nuova auto

Sono circa le 15 e 30. Ho da poco oltrepassato una rotonda di Pesaro con direzione mare quando improvvisamente il cambio della mia Ford Focus torna da solo in folle dalla terza marcia che avevo appena innestato e il motore si spegne. Non mi resta altro da fare che sfruttare l’inerzia per raggiungere un posto sicuro dove fermarmi. Inutili i tentativi di riaccensione. E’ così che finiscono a volte delle simbiosi di 15 anni di un ragazzo con la propria auto: con una trasmissione distrutta.

Quest’auto venne infatti pagata in lire e in un’unica soluzione da mio padre nel 2001. Un assegno da 28 milioni e mezzo per un 1.8 a gasolio quando ancora stavano uscendo i primi diesel common rail. Rispetto all’Alfa Romeo 33 1.3 V fu un bel passo in avanti: durante i primi giri in famiglia prese piede l’ipotesi che l’indicatore del carburante fosse guasto, tanto eravamo abituati ad un rapporto col benzinaio.

Mi ero appena diplomato al liceo con il massimo dei voti dopo aver compiuto 19 anni, e onestamente ricevetti un bel regalo. Bisogna anche dire che fino a quel punto avevo saputo accontentarmi: niente scooter a 14 anni e primo anno di patente con la vecchia Fiat 500L, in pratica la nostra seconda auto. Si passava da una cambiata con doppietta necessaria a una poderosa coppia ai bassi regimi.

Così, dopo aver caricato l’auto sul carro attrezzi, iniziavo a rendermi conto che su quell’auto io non sarei mai più risalito. Ma in questi posti mi ha portato? Per esempio a Urbino a studiare informatica. Ma anche a Savona assieme a mia moglie per poterci imbarcare su una nave da crociera. Nonché a Bologna per il WordCamp. Negli ultimi mesi poi l’apoteosi: Svizzera per lavoro e Sicilia per le vacanze.

Ma a quest’auto è legato soprattutto un periodo molto confuso della mia vita: lavoravo a Cattolica, studiavo ebraico biblico a Urbino, amoreggiavo a Savignano sul Rubicone e dormivo a Sassocorvaro. Mentre io credevo di essere dappertutto, datori di lavoro, mentore spirituale, fidanzata e genitori erano tutti concordi sul fatto che non mi vedessero mai.

Avevo energie e libertà ma le impiegavo in un round robin da pazzi perché caratterizzato da un pesante context switch overhead. L’automobile era stato per me un sogno che sembrava non realizzarsi mai, e invece si stava realizzando fin troppo a discapito mio. Sono contento di usare l’auto ormai solo per il tempo libero e non per andare a far contento qualcuno. E’ stata quasi una liberazione per me.

Dopo oltre 300mila chilometri, fra pochi giorni sarò padrone al 100% di un’automobile, seppur usata: sarò un po’ meno giovane e un po’ più adulto. In verità ho guardato con interesse negli ultimi giorni la realtà del noleggio a lungo termine, ma credo che si tratti di un mercato ancora acerbo.




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