Sono stanco di voler cambiare

A me sinceramente non va più di scrivere come un tempo. Se la gente non legge o capisce ciò che vuole capire che senso ha alla fine? Ma poi ci sarebbe anche da dire che ho fatto qualche seduta dallo psicologo qualche tempo fa, e che alla fine è venuto fuori che il mio problema era che continuavo a cercare di cambiare le persone, in particolare mia madre. E di mia madre io non ho mai sopportato il fatto che cercasse di cambiare me. Ma io cercando di cambiare lei che voleva cambiare me stavo diventando… lei. E sicuramente la mia vena di blogger sgorgava da un sincero tentativo di cambiare me stesso e gli altri.

Io al momento sono esclusivamente concentrato sul fare in modo che mio figlio diventi un adulto il meno bastardo possibile. Eh già, perché ora tocca a me essere genitore. A complicare le cose c’è anche la sua diagnosi di fibrosi cistica: l’educazione di un essere umano prevede un sapiente dosaggio di frustrazioni, e spesso e volentieri i controlli e le cure consumano già il margine di frustrazione che io ritengo accettabile per lui. E questo riduce ulteriormente la mia voglia di condividere pensieri su Dio, anima e mondo. Nota a margine: gli ultimi controlli sono andati bene.

Però questo discorso del “cambiare” merita qualche riga in più, perché al giorno d’oggi il cambiamento è di tendenza, ed è stato scelto come principio fondamentale dall’attuale governo in carica, nonostante esso sia sostenuto dall’ala conservatrice della popolazione, cioè quella che storicamente vede i cambiamenti con scetticismo.

Un conto è il saper affrontare senza paura i cambiamenti che ci mette davanti la vita in maniera inevitabile: lutti, perdita del lavoro, problemi di salute. Un altro è il voler imporre a sé stessi una serie di cambiamenti nel tentativo di migliorare le proprie “performance”: dormire più o meno di quanto il nostro corpo richieda, variare drasticamente e in maniera squilibrata la nostra dieta…

Ora quando parliamo di performance sportive è normale sottoporre il nostro corpo (che è un maledetto pantofolaio abitudinario) a questi “sacrifici”: il risultato è ciò che dà senso a tutto. E anche se non dobbiamo vincere le olimpiadi è importante mantenere uno stato di forma fisica che ci eviti delle complicanze a livello di salute, è ovvio. Ma nella vita di tutti i giorni temo che il voler massimizzare dei risultati porti inevitabilmente anche ad amplificare i lati più oscuri della nostra personalità. Faccio un solo esempio: Steve Jobs. La sua ossessione per il miglioramento dei suoi prodotti lo rendeva inavvicinabile.

A darmi definitiva conferma della vanità e del potenziale pericolo intrinseco alla stragrande maggioranza dei metodi motivazionali fioriti in questi ultimi anni è arrivata la scoperta dell’esistenza di questo libro, su cui non vedo l’ora di mettere le mani. Vi farò sapere. Oppure anche no: arrangiatevi.

Photo by Acharaporn Kamornboonyarush from Pexels




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