2 anni di Netflix: cosa ho amato, cosa mi è piaciuto e cosa… no.

Nella vita sono stato quasi sempre un late adopter, uno di quelli cioè che prima di unirsi ad una moda aspetta che superi la prova del tempo, con un’eccezione: nel 2001 spesi 800mila lire per una macchina fotografica digitale. Per esempio ho aspettato che uscisse tutta la trilogia prima di vedere Matrix, tant’è vero che un mio compagni di corso all’università mi disse candidamente “Se non hai visto Matrix che cosa campi a fare?“. Ho aspettato che mio figlio mi chiedesse di andare a vedere “Il risveglio della forza” per vedere prima tutta la saga di Guerre Stellari. E sono felice di aver aspettato in entrambi i casi, perché il non lasciare passare del tempo tra un capitolo e l’altro permette di apprezzare la storia nella sua interezza, senza che il crescere dell’aspettativa con il passare del tempo porti ad una inevitabile delusione. Allo stesso modo ho aspettato che finissero Lost e Games of Thrones prima di iniziare a vederli, e a sentir dire i giudizi espressi sui finali credo di essermi risparmiato un’esperienza negativa. Il rovescio della medaglia è l’inevitabile spoilerata: “Ah, ecco la scena in cui Darth Fener gli dice che è suo padre”.

Ecco perché a oggi sono solo 2 anni che ho un account su Netflix. Ma comunque dopo 2 anni è ora di fare un bilancio di questa esperienza, attingendo alla cronologia disponibile a questo indirizzo:

https://www.netflix.com/viewingactivity

Cosa… no

Iniziamo dal giudizio più impopolare. Ragazzi, mi dispiace tanto ma io Breaking Bad non lo reggo. Trovo il personaggio totalmente inverosimile. Mi divertiva solo la parlata del giovane spacciatore aiutante (guardo le serie in lingua originale con i sottotitoli). Al sesto episodio della prima stagione ho mollato. Osmosis invece l’ho mollata alla quarta puntata. Con mio sommo dispiacere non sono riuscito nemmeno a farmi piacere Formula 1: Drive to Survive, nonostante io sia un appassionato della massima categoria dell’automobilismo fin dal 1989. In ultimo tra i “no” ci metto le serie animate Disincanto, Tuca & Bertie e Rick and Morty e i documentari Dirty Money e Dark Tourist.

Cose carine, dai

Ho iniziato da poco “How I met your mother“, ed ero convinto che fosse Barney Stinson a raccontare ai suoi figli come aveva conosciuto la loro madre. E non si tratta di un caso: Barney Stinson è un esempio di “Sindrome di Fonzie“, ovvero il fenomeno per il quale un personaggio secondario di una serie diventa più importante del protagonista. Poi vale la pena anche di vedersi LuciferOnce upon a time, che personalmente ho mollato solo perché mia moglie è andata avanti da sola nel guardarle. Tra i documentari meritano una citazione In poche parole per la sintesi, Becoming Champions che racconta le storie dietro alle nazionali di calcio che hanno vinto i mondiali e I giocattoli della nostra infanzia. Infine in questa categoria ci metto per una questione di media matematica Black Mirror, il motivo per il quale ho aperto inizialmente l’account.

OK, questa roba mi ha preso

Per me la cosa più bella di Netflix è stata Losers. Storie incredibili… di perdenti. Poi sempre in relazione allo sport mi sono goduto fino alla fine The Mavericks, ovvero le storie di chi ha sovvertito le convenzioni della propria disciplina e Premier League Legends. Come serie televisive originali Netflix consiglio a tutti di guardarsi Sex Education e (manco a dirlo) Stranger Things. Se avete amato Spike Jonze e Charlie Kaufman ritroverete le stesse atmosfere in Maniac. Se vi piace il tema del senso della vita non potete assolutamente perdervi After Life e The Good Place, per la quale ho aperto anche un account Infinity perché le stagioni oltre la prima sono lì.

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