La mia paura di avere successo

Mancano pochi minuti alla fine della partita, e il mister decide di buttare nella mischia anche me, come ormai fa di consueto. Sentivo dentro di me che quello poteva essere il giorno buono per realizzare il primo gol da quando ho iniziato a giocare a calcio, dato che l’avversario era alla nostra portata. La partita però non va per il verso giusto, e al momento del cambio siamo in svantaggio. Ricevo sui piedi una palla perfetta mentre sono lanciato verso l’area di rigore. Sento gridare “C’è Cappel, segna Cappell”, o qualcosa del genere. A quel punto la mia unica idea diventa quella di calciare con tutta la mia forza verso la porta, ma mi sento sperduto, annebbiato, atterrito. Non ricordo cosa stessi guardando in quel momento, ma ricordo benissimo la sensazione. Il tiro che esce fuori è debole, talmente debole che se fosse stato un passaggio sarebbe stato di sicuro intercettato.

Cosa mi era successo? Ci ho pensato su per diversi giorni, e infine ho capito che a farmi sbagliare è stata la paura di avere successo. Amo fare sport, amo stare in gruppo, e un gol mi avrebbe messo in una posizione più scomoda: a quel punto magari l’allenatore mi avrebbe fatto entrare prima nelle partite successive, e questo avrebbe potuto creare del malcontento nei miei compagni di reparto. E così il mio istinto di sopravvivenza ha deciso per me: meglio non lasciare la zona di comfort. A pensarci bene, mi rendo conto che, pur ritenendomi una persona analitica e razionale, nel corso della mia vita ho permesso che la paura dettasse le condizioni nelle scelte chiave della mia vita.

A 6-7 anni non ho iniziato a giocare a calcio assieme ai miei amici d’infanzia perché i miei genitori avevano paura che mi facessi male. A 13 anni non sono andato in gita a Vienna assieme ai miei compagni delle medie perché i miei genitori avevano paura che potesse capitare qualcosa. A 14 anni ho scelto di non fare l’ITIS a Urbino perché mi sembrava troppo lontano da casa, quando invece mia madre spingeva in quella direzione. A 18 anni, altra gita saltata, questa volta a Barcellona. Con le ragazze non riuscivo a fare il primo passo per la paura di essere rifiutato. Al momento dell’università, Urbino divenne la prima scelta rispetto a Bologna, sempre per rimanere il più possibile vicino a casa, quando invece sempre mia madre mi avrebbe visto meglio nella città felsinea a studiare medicina. Ora che lavoro come libero professionista, ancora sono frenato dalla paura di chiedere troppi soldi ai clienti.

Il caso (con il contributo del mio amico Andrea Leti) però ha voluto che nel mio portfolio clienti quest’anno entrasse Roberto Re, autore del best-seller “Cambiare senza paura”. Le campagne social del suo team vertono sul concetto di 2017 come anno migliore della propria vita. Beh, io ho capito che se voglio rendere il 2017 l’anno migliore della mia vita devo mettere in pratica il mantra del bellissimo film “Sing”:

Non permettere che la paura ti impedisca di fare ciò che ami

Avevo persino paura di scrivere questo post, perché può essere giudicato male. Ma gli articoli migliori di questo blog sono stati concepiti quando sono riuscito a superare la paura.




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