Ho appena terminato un rewatch di Futurama e francamente non so come mi sento

Qualche settimana fa ho notato la presenza del cartoon fantascientifico di Matt Groening su Prime Video e ho così deciso di riguardarmelo tutto. Ho scoperto poi che sarebbe uscito dal catalogo proprio oggi, così in questi due giorni ho terminato di vedere quei 4-5 episodi che mi mancavano. Ho rivissuto così quei momenti di spensierata ilarità tra liceo e lezioni universitarie in cui Futurama rappresentava l’estensione dell’appuntamento quotidiano con i Simpson, che è già qualcosa per me. Poi c’è stato l’effetto curioso di vedere riprodotti sulla mia TV i momenti che sono diventati meme: “Not sure if” (addirittura auto-citato in uno di quei sottotitoli che cambiavano ad ogni episodio) e “Shut up and take my money!“.

Volendo dare alcuni aggettivi i primi che mi vengono in mente sono “coraggioso” e “struggente”. I personaggi passano dal cinismo all’eroismo in pochi attimi, senza mai dover fare i conti con la morte: c’è sempre un modo per tornare in vita, che sia un calderone di cellule staminali o una macchina del tempo che riavvolge il nastro della realtà indietro di 10 secondi. Gli stessi problemi vissuti dalla società americana continuano ad affliggere il mondo del 3000: i nativi di Marte prendono il posto dei pellerossa (si può ancora dire pellerossa su un blog nel 2020?) e la mafia è diventata robotica (ma chi si sognerebbe di costruire un robot programmato per essere mafioso? E perché non vengono distrutti?). Vengono affrontati anche i temi dell’ecologismo e del femminismo. Addirittura nella puntata in cui Fry riporta in auge il virus del raffreddore che era sparito si vedono le stesse dinamiche dell’emergenza Covid-19 (alla faccia dei Simpson profetici).

Uno dei colpi bassi degli sceneggiatori giunge con Fry che scopre che il suo cagnolino lo ha aspettato per tutta la sua vita di fronte alla pizzeria (ma perché nessuno ha pensato di andare a cercare Fry nell’ultimo posto in cui hai consegnato la pizza?). Non manca la critica alla politica americana, con l’avversario politico del presidente della Terra Nixon che deve dimostrare di essere nato su questo pianeta, e per la precisione in Kenya, ovvero il paese in cui si diceva fosse nato Barack Obama: episodio che secondo me meriterebbe di stare in questa lista dei migliori, in quest’altra o in quest’altra ancora. I finali di questa serie sono ben 4, perché in 4 occasioni sembrava appunto che non ci fossero più produttori disposti a investirci. Ognuna di queste volte si può apprezzare un tentativo di risolvere il tira e molla tra Fry e Leila.

Dimenticavo: la serie cerca una soluzione anche al problema di Dio e del libero arbitrio, e secondo me lo fa con una discreta eleganza. L’impressione che rimane alla fine è quella di un esercizio narrativo in cui si è cercato di sfruttare ogni espediente possibile, creando un gioco di specchi in cui sono presenti i nostri innumerevoli difetti ma anche la ricerca della propria ragione di esistere. Matt, si propri matt!

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