Io e la fede, ovvero il post più difficile da scrivere per me

Sono passati 5 mesi dal mio ultimo articolo, riguardante gli attentati di Parigi. Nel frattempo ci sono stati pure gli attentati di Bruxelles. Non è che io non abbia cose da dire, anzi, tutto il contrario. E’ solo che ogni volta che tornavo su questo blog non potevo non pensare a quello che nel frattempo stava accadendo alla mia fede, che è stata una colonna portate di questo blog in passato.

Nel 1996 infatti ho vissuto una profonda esperienza di conversione cristiana. Avevo smesso di frequentare la chiesa cattolica, e sono stato attratto dall’ambiente cristiano-evangelico pentecostale mentre la mia famiglia stava vivendo un periodo molto difficile. Chiese semplici senza statue, persone semplici e piene di affetto nei miei confronti: era tutto per me. Nel corso dei 7 anni successivi, lessi tutta la Bibbia per 7 volte. Ero talmente preparato sulle Scritture e sulle differenze tra le varie confessioni cristiane che i professori del liceo mi chiedevano di tenere delle mini-conferenze ad altre classi. In tutto questo la mia ambizione di essere diverso da tutti era pienamente appagata.

Non uscivo mai assieme ai miei coetanei perché mi sentivo migliore di loro e non volevo essere contaminato. Dal punto di vista filosofico, in effetti ero un uomo adulto. Dal punto di vista delle relazioni con le persone però ero un bambino. Nel mezzo c’era un ragazzo la cui sessualità voleva in un modo o in un altro uscire fuori, anche perché la pressione era insostenibile. Le possibilità le avrei anche avute, ma non ci volli credere.

Al termine delle superiori, ero deciso a frequentare un istituto teologico. Ma saggiamente mia madre mi consigliò di terminare il mio percorso di studi secolari con l’università. La cosa mi stupì, perché mia madre sembrava presa dalla fede almeno quanto me. Mio padre invece viveva il tutto con distacco. Ad ogni modo scelsi Informatica, limitando così i rapporti con l’altro sesso. Iniziai qualche approccio però con ragazze del mio stesso ambiente religioso, ma i risultati furono disastrosi. Molto meglio andava con gli studi, che terminai in corso con un buon voto, il tutto mentre mi comportavo come un discepolo modello, suonando la tastiera durante le riunioni della domenica e andando a distribuire volantini il sabato.

Mi ritrovai così a 23 anni senza più un obiettivo preciso. Decisi quindi di sfruttare il 100% del mio tempo per meditare i testi religiosi e per curare il mio network nel relativo ambiente: in fondo dovevo far capire a Dio che volevo recuperare il tempo che avevo perso con i computer. Nello stesso momento avevo la strana sensazione che il mio titolo di studio fosse un ostacolo nelle relazioni con gli altri membri di chiesa. Chissà, magari mi sbagliavo. Ma mi aspettavo di essere festeggiato come si festeggia un membro della famiglia che raggiunge appunto un obiettivo, e questo di sicuro non avvenne.

Pochi mesi dopo la laurea però trovai finalmente qualcosa che avevo smesso di cercare in maniera ossessiva: una relazione con una ragazza della mia stessa cerchia. Fu un colpo di fulmine tra due persone che avevano una doppia coincidenza di bisogni. In quel momento mi sembrò di essere completamente padrone della mia vita. Invece iniziò una spirale di eventi totalmente fuori dal mio controllo. Le cose finirono malissimo tra noi e mi comportai talmente male che ancora oggi mi sputerei in faccia da solo.

Non sto qui a raccontarvi troppi dettagli, vi dico solo che ci venne sconsigliato di uscire da soli dato che non erano assolutamente previsti rapporti prematrimoniali. Ci venne addirittura suggerito di non tenerci per mano davanti agli occhi degli altri membri di chiesa, per non turbare chi ancora non aveva trovato l’anima gemella. Cercammo di affrettare i tempi del matrimonio, e a questo punto ci venne detto qualcosa di sensato: trovare al più presto un lavoro; come già accennato, mi sentivo onnipotente ed ero totalmente distaccato dalla realtà.

Fatto sta che il risveglio fu brusco e doloroso: mentre io mi aspettavo di potermi impegnare a fondo nella comunità per superare al più presto la delusione amorosa, mi venne invece comunicato che ero sospeso a tempo indeterminato da tutte le attività di chiesa; la fine della relazione infatti venne interpretata come un chiaro segnale del fatto che non era stato Dio a farci mettere insieme, come invece io avevo pubblicamente asserito.

A pensarci ora sembra un’inezia, ma all’epoca l’umiliazione bruciava terribilmente. Decisi di rimanere in quella comunità fino al termine di quel mio personale purgatorio, ma dentro di me covavo già l’intenzione di andarmene. Giravano voci infatti che queste problematiche fossero tipiche di quel particolare circuito in cui ero finito, ma ce ne erano molti altri in cui apparentemente si poteva vivere quel cristianesimo puro ed evangelico che sognavo: l’idea che Dio ci lascia fare degli sbagli che poi dobbiamo pagare mi sembrava troppo cattolica.

Era il 2006, e non potevo sapere che per me sarebbero iniziati 10 anni di pellegrinaggio, sia materiale che spirituale, assieme stavolta alla mia attuale moglie. Alla luce dei fatti, qualcosa si era già rotto all’epoca, in maniera irreparabile. Ad un certo punto mi sono addirittura messo in testa di fondare una mia comunità, pensando che i miei inevitabili contrasti con i leader fossero dovuti al fatto che Dio volesse tirare fuori da me una leadership. Ho desistito da questo intento quando, ponendomi dall’altra parte della barricata, mi resi conto che era pure peggio: un conto è aspettarsi qualcosa da una singola persona che predica, un altro sono un tot di persone che si aspettando delle cose da te che predichi.

Feci un ultimo tentativo con la religione. L’idea era quella di frequentare una comunità, ma sedendomi negli ultimi posti, giusto per il piacere di ascoltare la lettura della Bibbia. Anche con queste intenzioni è andato tutto a rotoli, perché comunque le persone si aspettavano delle azioni da parte mia. Addirittura mi stavo per separare da mia moglie, e allora mi sono detto: “Ma io ho veramente bisogno di dedicare una mezza giornata della mia settimana all’essere giudicato dagli altri?

Arriviamo così ai giorni nostri. Non so più da quanti mesi ho cessato di frequentare chiese. E’ brutto da dire, ma quella gioia e quella pace che ho inseguito per anni finalmente si stanno materializzando nella mia vita. Nei 20 anni precedenti infatti ho provato tantissime volte quelle sensazioni, ma erano intramezzate da discussioni sterili e da frustrazioni. Ora invece gioia e pace sono diventate un modo di interpretare la vita e gli eventi. Non rinnego nulla della mia esperienza, se mi è servita ad arrivare fino a qui. Invece voi, se siete arrivati a leggere fino a qui, magari potreste essere ancora interessati a leggere alcune domande a cui ho cercato di dare una risposta.

Dio esiste?

Il concetto di esistenza implica un punto preciso e limitato dello spazio-tempo. Il Dio che noi immaginiamo purtroppo esiste solo nella nostra testa: non potrebbe essere altrimenti. Non a caso riflette i nostri comportamenti e le nostre passioni: si vendica e punisce, salvo poi pentirsi. Il solo pensare di poter ingabbiare nella nostra mente e nella nostra dottrina l’Essere Assoluto è folle. Dio è amore. Ama, e fa ciò che vuoi.

Chi era Gesù?

Come dice De André: il più grande rivoluzionario mai esistito. Colui che ci ha insegnato che conviene sempre fare del bene, anche a chi ci fa del male. Colui che ha sintetizzato l’ebraismo in una frase: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro perché questa è la legge ed i profeti.” Io ho intenzione di continuare a vivere in questo modo.

La Bibbia è Parola di Dio?

La Bibbia è un insieme di scritti di autori diversi che hanno un filo conduttore straordinario. Ad un certo punto qualcuno ha deciso di riunirli, operando una scelta tra ciò che era “ispirato” da ciò che non lo era: questo mi turba, così come mi turba il fatto che esistano migliaia di denominazioni cristiane che affermano di avere la giusta interpretazione della Bibbia.

Chi sono i miei leader, oggi?

Nel 2009 ho conosciuto una persona che ha arricchito la mia vita e che per me è fonte di ispirazione quotidiana: mio figlio. Noi essere umani infatti siamo in bilico tra una volontà illimitata e capacità limitate, e ciò si manifesta fin dalla primissima infanzia. Purtroppo però non tutti i bambini hanno la fortuna di crescere con degli adulti che li incoraggiano a sviluppare il proprio pensiero: anzi, la maggior parte delle volte non sono nemmeno ascoltati. Io credo di aver individuato in mio figlio qualcosa che io non ho: la costanza. Non ha mai rinunciato ad un allenamento durante il suo primo anno di scuola calcio, e questo ha incoraggiato anche me ad aggregarmi alla locale squadra di amatori. Il mio dovere nei confronti di mio figlio è insegnarli i codici della nostra società, affinché possa trovare il suo posto.

Questo per dire che possiamo trarre leadership da chiunque abbia qualcosa che a noi manca. Purtroppo i leader che ho conosciuto non sono mai stati capaci di ammettere un errore, e finivano sempre per incolpare chi non era presente in quel momento.

Sono ancora un cristiano?

Ho conosciuto persone che rispecchiano gli ideali biblici di tranquillità e serenità senza alcun interesse di tipo religioso (se non quello di starci più alla larga possibile). Allo stesso modo, tanti, troppi cristiani sembrano cercare nelle chiese una sorta di realizzazione che non sono riusciti ad avere nella vita, creando agitazione in sè stessi e nelle persone a loro vicine.

Di solito i cristiani tendono a riunirsi con altri cristiani: venuto a mancare questo elemento di adunanza probabilmente è venuta a mancare una buona fetta del mio apparire cristiano. Perché ad un certo punto il mio apparire cristiano mi impediva di essere cristiano: in una parola sola, ipocrisia.

 

 




7 thoughts on “Io e la fede, ovvero il post più difficile da scrivere per me”

  1. Che meraviglia Giovanni, grazie di cuore per aver condiviso questo argomento così difficile… e così brillantemente. La tua fede è davvero molto pulita… mi hai seriamente spiazzata, grazie, la rileggerò! 🙂

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