C’è una cosa che nella vita non ho mai sopportato: le cricche

Una volta un amico mi disse:

Ma secondo te, se tu fossi nato in un paese a maggioranza islamica, a quest’ora non saresti un musulmano?

Se ci pensate bene, saremo sempre influenzati dal pensiero trasmessoci dai nostri genitori e insegnanti scolastici, che ci sono in un qualche modo imposti. Tuttavia ad un certo punto nella vita infatti si ha la possibilità di scegliere i propri formatori. Un esempio su tutti: l’università. Forse non si può avere un pensiero realmente indipendente, ma si può mettere in atto una ricerca indipendente del pensiero, ed è su questo punto che si gioca la differenza tra piccoli e grandi uomini.

I piccolo uomini rinunciano a coltivare il proprio pensiero personale, perché per loro è più importante essere accettati in una cricca di persone dove un leader decide cosa è giusto pensare di giorno in giorno. Il proprio percorso personale viene sacrificato in nome del branco, e qualsiasi attacco ad un qualsiasi membro di questo branco  viene prontamente rintuzzato, a priori, senza ragionare.

Cercare di fare gruppo fa parte dell’istinto di sopravvivenza, e la solidarietà è fondamentale per il mantenimento della salute mentale in situazioni di forte pressione come all’ospedale o sotto le armi. Purtroppo sembra che questo tipo di pressione ormai la gente la avverta anche sui social network e si formano delle cricche che sotterrano i “nemici” colpi di commenti, retweet e pin.

Ogni giorno un influencer si alza e decide cosa è cool e cosa invece è da distruggere. Ad un certo punto se qualcuno osa introdurre un pensiero alternativo, scatta un meccanismo perverso, che ho visto anche nel mio piccolo, su Facebook:

  1. io scrivo una tesi
  2. qualcuno mi contraddice
  3. io cerco di salvarmi in corner
  4. la massa mi premia con like
  5. l’avversario dialettico viene umiliato

Ad un certo punto si arriva ad un livello in cui non serve nemmeno intervenire in prima persona per difendersi: c’è chi combatte le battaglie al posto tuo per avere la tua attenzione. E’ qualcosa di agghiacciante, perché c’è gente che si nutre di questo sistema. Vogliamo parlare di Twitter? Il paragone qui viene facile: graziosi uccellini si fondono in uno stormo che si alza e colpisce come nel film di Hitchcock.

Le cricche sui social network. Li vedi così belli uniti e pensi che debbano avere ragione per forza. Mai una volta che tra di loro esca fuori la frase: “Scusa, ti voglio bene, ma questa è una cretinata“. No, è tutto intelligente, tutto bello, tutto giusto.

Io non sono uno stinco di santo. Sono stato membro di una cricca in cui lo scopo era spingerci a vicenda su OK Notizie. Bei tempi. Ma anche all’epoca, c’erano articoli che mi rifiutavo di sostenere.




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