Da Linux Mint a Fedora

Sono ormai 3 anni che il mio sistema operativo di riferimento per il desktop è Fedora, e sono 3 anni che non vi racconto disavventure con sistemi operativi perché semplicemente non ne ho avute. Dopo il cedimento della scheda logica del mio MacBook e un periodo di transizione vissuto con Linux Mint ho deciso di puntare tutto su un portatile Samsung fornitomi da Telecom e sul progetto sponsorizzato da Red Hat (che non a caso è stata la prima azienda con un business incentrato sull’Open Source a essere quotata in borsa).

Per me fu una specie di ritorno alle origini: mentre svolgevo le mie ricerche per la tesi di laurea usavo proprio Fedora, per la precisione la versione Core 3. Tornavo a casa da Urbino con al mio fianco un laptop Dell che cross-compilava kernel ARM con un Pentium 3. A volte facevo prima io, a volte faceva prima lui.

Abbandonai Fedora non per problemi ma perché si stava iniziando a diffondere Ubuntu e sembrava potesse diventare il desktop Linux che tutti stavano aspettando. Invece le varie problematiche che ho vissuto con Ubuntu hanno reso possibile l’età dell’oro di questo blog, culminata con un articolo dedicato al come utilizzare un modem Ducati su Ubuntu, linkato più volte all’interno del forum italiano dedicato alla distribuzione di origine sudafricana. Ho provato anche l’ebbrezza della rolling release di Arch Linux, ma dopo alcuni crash mi convinsi che per lavorare seriamente avessi bisogno di un Mac.

Paradossalmente però durante il mio personale tempo delle mele mi ritrovai ad essere sempre più padrone della shell e ad eseguire assistenza su server, soprattutto CentOS. Così quando dovetti ritornare su Linux pensai che la cosa più opportuna da fare fosse scegliere una distribuzione basata su RPM. Ed eccoci arrivati a oggi.

A dire la verità in questi 3 anni un problema l’ho avuto, ma dipendeva più che altro da Gnome Shell: mi spariva il puntatore del mouse sopra certe zone. Non mi sono intestardito nel trovare una soluzione e ho usato per qualche settimana Cinnamon, nell’attesa che un aggiornamento risolvesse tutto, e così è stato. Sono intervenuto più che altro a livello di hardware, installando un hard disk SSD (prima da 64, poi da 120GB) e un banco di RAM da 4GB in più, per un totale di 8GB.

Ma poi, diciamoci la verità: ora che pure Windows ha bash, a livello di sistemi operativi posso pure essere agnostico. Sul computer che usa mia moglie infatti c’è comunque Linux Mint, che si comporta egregiamente con 2GB, e Linux Mint è la distribuzione che installo agli amici che vogliono smettere di avere problemi di malware.

Poppies in sunshine hat

 

 

 




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